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14 gennaio 1968: il terremoto del Belice


Ricordiamo oggi una delle più grandi tragedie del nostro paese: il terremoto del Belice. Nella notte tra il 14 e il 15 gennaio del 1968, esattamente 43 anni fa, un violento evento sismico di magnitudo 6.4 della scala Richter colpì una vasta area della Sicilia occidentale compresa tra la Provincia di Agrigento, Trapani e Palermo. Il terremoto venne subito sottovalutato ma la sua realtà si mostrò con terribile evidenza quando giunsero i soccorsi: le strade erano letteralmente risucchiate dalla terra e le città di Gibellina, Salaparuta e Montevago furono completamente rase al suolo. Le vittime furono 370 e 70.000 gli sfollati. Tra i 14 centri colpiti ci fu anche il bellissimo paese di Poggioreale che, fortunatamente, contò solo 4 morti, ma i danni dovuti al sisma costrinsero la popolazione ad abbandonare per sempre le loro case.

Poggioreale

Gibellina

Il terremoto del Belice mise tristemente a nudo lo stato di arretratezza in cui si trovavano le zone delle Sicilia orientale e la scarsa prontezza dei soccorsi in caso di gravi emergenze. I successivi stanziamenti, anzichè migliorare le condizioni degli abitanti e mirare a salvare il patrimonio artistico e architettonico di paesi come Poggioreale, diedero luogo a costruzioni faraoniche e spesso inutili, come l'opera d'arte di Alberto Burri che sui ruderi di Gibellina costruì un impianto labirintico di vie e isolati che mantengono l'impronta dell'antico tracciato del paese.
Oggi la splendida Valle del Belice sembra lentamente riprendersi grazie soprattutto all'operosità dei suoi abitanti, ma occorre fare ancora molto per salvare e salvaguardare le bellezze architettoniche e paesaggistiche di luoghi che stanno scomparendo...

Il terremoto del Belice e la storia di Poggioreale e Gibellina sono narrati nel documentario Ghost Town: Poggioreale. La nuova Pompei. Di seguito un estratto:



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Terremoto di Messina e Reggio. 28 dicembre 1908


« Le descrizioni dei giornali di Reggio e dintorni sono al di sotto del vero. Nessuna parola, la più esagerata, può darvene l’idea. Bisogna avere visto. Immaginate tutto ciò che vi può essere di più triste, di più desolante. Immaginate una città abbattuta totalmente, degli inebetiti per le vie, dei cadaveri in putrefazione ad ogni angolo di via, e voi avrete un’idea approssimativa di che cos’è Reggio, la bella città che fu. » (Pietro Mancini della squadra di soccorso di Cosenza)
Il 28 dicembre 1908, esattamente 102 anni fa, avvenne quello che è considerato uno degli eventi più catastrofici del XX secolo. Forse si contano sulle dita di una mano quelli che oggi possono raccontarlo perché ne furono testimoni, forse di loro non è rimasto più nessuno, ma di certo è rimasto nella memoria storica del nostro Paese e dei figli di coloro che l'hanno vissuto.
Alle ore 5:21 di quel terribile giorno si verificò un sisma di proporzioni catastrofiche che toccò i 7,2 gradi della scala Richter e rase letteralmente al suolo le città di Messina e Reggio Calabria. Uno dei più potenti sismi della storia, come molte altre volte, ha colpito al buio, nel sonno delle sue vittime. 
Il terremoto distrusse i cavi elettrici e del gas, lasciando quindi la popolazione senza luce e causando devastanti incendi. A Messina sotto la nube di polvere che oscurò il cielo e sotto la pioggia torrenziale molti sopravvissuti scapparono verso il mare ignari di quello che ancora li aspettava... 
Ai danni provocati dal terremoto e dagli incendi si aggiunse anche un maremoto di impressionante violenza che si riversò sulle coste delle Stretto con onde stimate dai 6 ai 12 metri di altezza che spazzarono via tutti coloro che proprio lungo la costa cercarono rifugio.
Secondo le stime i morti furono addirittura 120.000... A Messina ce ne furono ben 80.000, mentre a Reggio le vittime furono 15.000 su 45.000 abitanti che contava all'epoca.
Molti luoghi di interesse artistico e culturale andarono distrutti. Tra questi l'imponente Teatro Marittimo di Messina, il primo collegio gesuitico al mondo, il Duomo e il Palazzo della Dogana, sempre a Messina; mentre a Reggio sparirono la lunghissisma Real Palazzina, il Palazzo San Giorgio e l'antichissima basilica bizzantina della Cattolica dei Greci. Opere di inestimabile bellezza scomparse per sempre...

 
 

Lo splendido Teatro Marittimo di Messina

Secondo alcuni studiosi il DNA degli abitanti dello Stretto è stato persino modificato dal Radon, un gas radioattivo presente in natura che aumenta la sua concentrazione in caso di terremoto. Inoltre pare che a causare il disastroso maremoto sia stata la frana di una grotta sottomarina e non direttamente il sisma.
Entrambe le città sono riuscite a risorgere dalle rovine, lasciando però una scia di innumerevoli morti che ogni anno, il 28 dicembre, vengono commemorati e ricordati.
L'area dello Stretto di Messina è una zona ad elevata sismicità e possiede numerosi centri abitati, tra cui le grandi città di Messina e Reggio Calabria. Nonostante tutto gli esperti dicono che in futuro potrebbe esserci un terremoto ancora più devastante di quello del 1908, con la differenza che oggi le due città contano oltre 500.000 abitanti...


Un altro grande terremoto che ha colpito la Sicilia, quello del Belice del 1968, è raccontato nella puntata di Ghost Town: Poggioreale - La Nuova Pompei


Il terremoto dell'Irpinia: 23 novembre 1980. Quando la popolazione viene lasciata sola...



Il 23 novembre del 1980, esattamente 30 anni fa, nella Campania centrale si verificò un evento sismico di proporzioni devastanti. Il terremoto colpì alle 19.34 con una forte scossa di magnitudo 6,5 sulla scala Richter, della durata di circa 90 secondi. Colpì un'area che si estendeva dall'Irpinia al Vulture, tra le province di Avellino, Salerno e Potenza. L'entità del sisma non venne subito valutata, come accadde anche per il drammatico terremoto del Belice nel 1968, che distrusse interamente il paese di Gibellina e ridusse la splendida Poggioreale in città fantasma (http://ghostowndoc.blogspot.com/2010/04/poggioreale-la-nuova-pompei.html). Soltanto la mattina seguente, tramite l'elicottero, ci si rese conto della vastità e gravità del sisma. Fu una corsa contro il tempo per salvare le persone sepolte sotto le macerie ma i mancati soccorsi si rivelarono fatali...
Così Sandro Pertini descrisse la situazione ad una edizione speciale del tg2 del 27 novembre:
 "Non vi sono stati i soccorsi immediati che avrebbero dovuto esserci. Ancora dalle macerie si levavano gemiti, grida di disperazione di sepolti vivi."
Alla fine il terremoto dell'Irpinia causò circa 280.000 sfollati, 8.848 feriti e 2.914 morti.
Ghost Town è stato in quelle zone per la puntata dedicata a Roscigno Vecchia, in cui si parla anche della città di Romagnano Al Monte (http://ghostowndoc.blogspot.com/2010/06/romagnano-al-monte.html), distrutta proprio dal terribile sisma. Siamo rimasti colpiti da come ancora oggi nel nuovo paese di Romagnano alcuni abitanti siano costretti a vivere nei container, di come siano stati lasciati soli e di come il vecchio paese  terremotato sia stato abbandonato e dimenticato. Oggi Romagnano Al Monte è una città fantasma arroccata in una splendida posizione nelle valli dell'entroterra del Cilento, lugubre, sola ma straordinariamente affascinante...





Questo paese è solo un esempio di un'Italia nascosta, dimenticata e trascurata che non tutti conoscono o non vogliono conoscere. Quello che è successo a Romagnano è successo anche a Poggioreale, così come in numerosi altri paesi che sono stati distrutti dall'implacabile furia del terremoto. L'Italia è un paese fortemente sismico e si sa, eppure ancora oggi la stessa storia di abbandono si ripete e a L'Aquila gli abitanti chiedono a gran voce di essere aiutati. Speriamo che anche questa splendida città non diventi una ghost town... 


La puntata completa di Roscigno Vecchia e il Cilento dimenticato, in cui si parla anche del terremoto dell'Irpinia, è acquistabile a questo link: http://cgi.ebay.it/DVD-Ghost-Town-Roscigno-Vecchia-/120648296439?pt=DVD_Cinema_Internazionale&hash=item1c1732e7f7

Romagnano al Monte.

Una vertiginosa ghost town arroccata in cima ad un costone, nell'entroterra Campano.



Abbandonato nel 1980 a causa del terremoto dell'Irpinia, Romagnano al Monte attende ancora oggi una ricostruzione che non è mai avvenuta.


Ormai il degrado del vecchio centro abitato sembra irrecuperabile, ma la popolazione, che non vive più lì, continua ad essere affezionata al suo antico paese, che per loro continua ad essere vivo e pieno di storie e di ricordi.


La costruzione di nuovi palazzi poco prima del terremoto testimonia ancor più come Romagnano fosse un paese vivo e come la catastrofe sia arrivata improvvisa a sconvolgere la vita degli abitanti.


L'abbandono è avvenuto in fretta e furia, e il borgo è come congelato in un preciso istante del tempo.


Camminando per le strette strade di Romagnano si possono ancora cogliere i segni di una vita quotidiana interrotta di colpo.


L'auspicio di chi un tempo ci abitava, è che Romagnano possa essere recuperato e messo in sicurezza, magari attrezzato per il turismo.


Come già è avvenuto, sempre in Campania, per Roscigno Vecchia e San Severino di Centola, ora apprezzate mete turistiche.

Poggioreale



La storia insegna che tutto quello che è stato costruito può essere distrutto, a volte per sempre...
E' il destino che ha accomunato Poggioreale a molte altre città travolte dalla furia della natura, come Pompei o Alessandria d'Egitto.



Nella notte fra il 14 e il 15 gennaio del 1968, la furia della natura si scatenò su questa cittadina del Belice, nella forma di un terremoto di magnitudo 6,4 della scala Richter che rase al suolo anche la poco distante Gibellina.
Fortunatamente le perdite in vite umane furono pochissime, ma i danni subiti dal paese vennero giudicati irrecuperabili.


Questo portò all'abbandono di Poggioreale da parte degli abitanti. Ma i danni che sono visibili oggi non sono stati provocati solo dal terremoto. Anni di abbandono e di continui saccheggi hanno aggravato di molto il disfacimento del vecchio borgo. Ne è testimonianza il recente crollo del campanile della chiesa.



Durante le nostre riprese, abbiamo potuto parlare con vari abitanti del luogo, che concordano nel dire che si sarebbe dovuto fare di più per conservare il paese, al quale sono ancora profondamente legati.



Ma purtroppo le risorse sono sempre state insufficienti per realizzare un vero restauro conservativo. E il borgo, nonostante le macerie siano state sgomberate e le strade siano libere dalle erbacce, continua a disfarsi sotto l'azione del tempo.


Speriamo il nostro documentario riuscirà a sensibilizzare l'opinione pubblica sulla situazione di Poggioreale, un paese che ha bisogno di aiuto perchè si possa continuare ad ammirare la sua bellezza ferita ma ancora viva.

Poggioreale - La nuova Pompei





Intervento di Giorgia Butera, che ha partecipato come producer sul posto:

“Ad un certo punto ti ritrovi davanti un cancello, una chiave ti viene consegnata ed apri la città. Pare che il tempo si sia fermato a quella notte; nulla è stato rimosso.
Dove stai per entrare lo scoprirai subito, non ti rendi conto in che anno ti trovi esattamente; sei nel 2010 ma credi che non sia passata una sola notte dal Terremoto del Belice, il violento evento sismico, di magnitudo 6,4° della scala Richter, che nella notte tra il 14 e il 15 gennaio 1968 colpì una vasta area della Sicilia occidentale compresa tra la Provincia di Agrigento, quella di Trapani e quella di Palermo.
Vedi delle ruspe al lavoro perché il campanile è appena venuto giù.
Scenario di incantevole distruzione e già set cinematografico; alcune scene di Malena di Tornatore sono state girate proprio lì.
Poggioreale è ciò che appare, ma non sembra. Un luogo apocalittico.
Vai lì, col buio della notte e, nessun tetto copre quei pezzi di case rimaste, un cielo stellato la fa da padrone.
Non siamo abituati a filmare raccontando posti così, tutto è facile, qui è tutta una suggestione in sequenza.
Non cambiatelo, perderebbe il suo fascino, è la storia che si racconta da sé attraverso le sue macerie; ormai è un museo vivo. Occupatevi della messa in sicurezza, non di più.
L’audiovisivo in sé è elettrizzante per il suo essere insieme industria culturale; nato dalla commistione d'economia e tecnologia, storia, cultura, fantasia e creatività.
Le Ghost Town sono dei documentari visivi narrativi.
Ogni filmato, ogni fotogramma è un prodotto sociale che nasce da un confronto di idee, da una cultura, da variegate forme di interazione fra individui, gruppi, classi sociali.
Io, ritengo il linguaggio dell’audiovisivo un grande catalizzatore perché produttore di fascino. E’ il sogno in movimento che si standardizza nel tempo.
Poggioreale è una Ghost Town spettrale, stregata, misteriosa, avvolta da leggende che nutrono l’immaginario collettivo e la fanno sopravvivere nel ricordo!

Giorgia Butera